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Utopia della bellezza del territorio

 

C'è un piccolo muretto a secco nella mia proprietà. L'ho costruito con le mie mani, pietra su pietra, non per speculare, ma per contenere un pezzo di terra, per dare ordine a un angolo di prato, sarà alto 30 cm. Un gesto semplice, un atto di cura. Nel mio mondo, stavo abbellendo il territorio, non trasmettendo bruttezza ai posteri. Nel mondo della burocrazia, invece, stavo commettendo un abuso.

Questa è la storia del mio muretto, ma è la storia di tutto il nostro territorio. È la cronaca di un amore profondo per la nostra terra e della frustrazione cronica nel non potersene prendere cura.

Il Paradosso della Tutela: Proteggere Uccidendo

Ci dicono che le regole servono a proteggere. Che i vincoli sono scudi contro l'abusivismo selvaggio che ha sfregiato l'Italia. E in linea di principio, chi potrebbe essere contrario? Nessuno di noi vuole ecomostri sulla costa. Ma quando lo scudo diventa una gabbia, qualcosa si rompe.

La realtà amara è che l'abbandono che vediamo ovunque, quel degrado che si mangia campagne e scogliere, dipende anche da questa burocrazia cieca. Un proprietario che vorrebbe recuperare un rudere, sistemare un muro crollato o semplicemente pulire un terreno, si trova di fronte a un muro invalicabile di permessi, costi e tempi biblici. E allora, che fa? Rinuncia. Lascia tutto in mano ai rovi e all'incuria.

E così, paradossalmente, la legge che dovrebbe proteggere il paesaggio ne diventa il complice dell'abbandono. E un territorio abbandonato è un territorio fragile. Quelle scogliere che d'estate bruciano, bruciano proprio perché non sono più vissute, non più curate. Il vincolo le ha "protette" dall'uomo, ma le ha consegnate indifese al fuoco.

La Lezione della Bellezza: Siamo sicuri che l'Uomo sia solo un Nemico?

A volte mi chiedo se chi scrive queste regole abbia mai viaggiato nel nostro stesso Paese. Mi chiedono di non alterare il paesaggio, ma poi penso alla Costiera Amalfitana, a Positano, ai borghi delle Cinque Terre. Sono forse brutti? No, sono capolavori considerati patrimonio dell'umanità. Eppure, sono paesaggi interamente artificiali, costruiti dall'uomo, a picco sul mare.

Questi luoghi dimostrano che l'intervento umano non è sempre una ferita. Quando è guidato dalla sapienza, dall'armonia e dal rispetto per il luogo, l'uomo può creare una bellezza che si fonde con la natura, arricchendola. Allora perché la nostra unica opzione sembra essere quella di "congelare" tutto, di impedire qualsiasi evoluzione?

Misuratori di Muretti o Esploratori di Bellezza?

La mia non è un'apologia del "liberi tutti". È un appello disperato al buonsenso. E se, invece di misurare i centimetri dei muretti, ci concentrassimo sulla qualità e sulla bellezza di quello che si costruisce?

Immagino delle commissioni – rapide, competenti, coraggiose – che valutino i progetti non solo per la loro aderenza a un freddo regolamento, ma per la loro capacità di arricchire il territorio. Commissioni che sappiano distinguere tra l'atto di amore di chi costruisce un muretto a secco per contenere l'erba e l'atto di violenza di chi getta cemento per speculare.

Il mio muretto si smonta in pochi minuti, ma il problema che rappresenta è solido come una roccia. È il simbolo di una battaglia più grande: quella tra chi ama e vive il proprio territorio e una burocrazia che, per paura del brutto, finisce per impedire anche il bello. E un territorio a cui si impedisce di farsi bello, è un territorio condannato a morire.

Saluti.

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